venerdì 16 dicembre 2011

dopoguerra

ricordo i racconti di mio padre.
ogni giorno percorreva in bicicletta circa 300 km di salite e discese dal paesino in cui era sfollato per raggiungere il suo ufficio a Genova, anche con la pioggia e la neve ed i posti di blocco dei tedeschi.
 e si considerava fortunato, perchè il suo lavoro gli permetteva di evitare la guerra, che invece allontanava il suo amato fratello.
fratello che ha vissuto 5 anni di battaglie, molte in Russia, come ufficiale medico.
e mai una parola, nemmeno una, uscita dalle sue labbra a raccontare seppure una minima cosa, un episodio, una sensazione.
mai.
eppure chissà quanto orrore e devastazione e sofferenza e fame e gelo fuori e dentro il cuore suo e quello dei suoi compagni deve aver visto e patito e compatito.
e quanto il tornare a casa vivo deve essergli costato comunque un paradossale altissimo prezzo.

ed io
che distrattamente e con non poca impazienza
sentivo senza ascoltare quasi come rumore fastidioso
il narrare della guerra, melanconico e quasi nostalgico, dai vecchi nonni e dai genitori
gente che è ripartita da zero
ZERO
per ricostruire una nazione e la propria vita
gente che sempre ha duramente lavorato e risparmiato
per garantire un futuro migliore ai propri figli
gente che ci credeva
fortissimamente disciplinata e dignitosa

io oggi
figlia del benessere degli anni ottanta in cui tutto sembrava facile e raggiungibile per noi
 quasi ogni cosa era a portata di mano
e i racconti dei nostri cari ci giungevano come favole quasi inventate

io che vivo in una casa per me accogliente e rassicurante,  non per merito mio ma grazie al rigore della mia famiglia
zeppa di cose assolutamente inutili
 assuefatta dalla nascita ad una 'droga' che senza alcuno sforzo rende totalmente tossicodipendenti
e te ne accorgi solo quando tenti di smettere

mi sembra di vivere una specie di dopoguerra fittizio
al quale mi è durissimo piegarmi
anche se non conosco la fame
la privazione
il sacrificio
la sofferenza ed il dolore.
 quelli veri intendo.

abituata ad un lavoro appagante, e vacanze e vita sociale e vestiti e ristoranti insieme agli amici, a un amore sempre al mio fianco.
mi sembrava fosse sufficiente fare a meno di tutto questo, da anni.
mi sembrava comunque  aver pagato un prezzo molto alto per le mie scelte di vita
per la mia indipendenza e per aver seguito il cuore
 per aver accudito e accudire tutt'ora mia mamma  e per sentirmi la coscienza  'a posto'.

oggi sono povera. nel senso che ho autonomia per me e per mamma di 12 mesi.
 e nessuno può crederlo davvero perchè io stessa ancora non ci credo davvero, e vivo tutt'ora come se non lo fossi.
non solo... spesso mi sento come una specie di 'eroina'...

ma se qualcosa di essenziale ho imparato da questi cinque anni di solitudine quasi totale e di straniamento dalla vita sociale
se qualcosa finalmente la vita mi ha insegnato
è giunto il tempo di smettere di farneticare.
smettere le chiacchere sterili ed agire.

 oggi per me è arrivato il tempo di smettere e dismettere praticamente tutto.
oggi per me è arrivato il tempo del ricordo dei racconti di guerra, il tempo del ricordo di mia mamma china a cucire e rammendare il cappotto di mio padre.
è arrivato il tempo di vedere, non guardare distrattamente, ma vedere.

e sentirmi ricca per avere ancora nonostante tutto una nuova possibilità di reinventarmi una vita diversa
più semplice ed essenziale, sicuramente più giusta per me e per il mondo reale in cui vivo, e che onestamente garantisca una sopravvivenza  alla famiglia.
 questo penso, ma per me è un pensiero scomodo e destabilizzante, come senza scampo.


 sono  ricca per aver potuto distrattamente ascoltare in famiglia della guerra e del dopoguerra raccontato con struggimento e con passione perchè vissuto sulla propria pelle e su quella degli affetti più cari, e ricordarmene ora.
per aver potuto vivere quotidianamente un esempio, allora contestato, ma oggi capito e tardivamente rimpianto.

 sono ricca perchè talvolta ho la capacità di vergognarmi per le mie continue lamentele e lagne con me stessa sulla mancanza di soldi e su quanto sia difficile vivere al giorno d'oggi e mantenere da sola senza reddito casa e mamma e tutto quanto...
talvolta.....

 e sopratutto sono  ricca perchè sento che qualcuno ancora mi vuole bene davvero.
ed io sono ancora capace di volere bene davvero.

 ma ora sento il bisogno quasi fisico di un abbraccio, un abbraccio amoroso, sincero e compassionevole
che mi rincuori e mi faccia coraggio quasi fossi ancora una piccola bimba,
che mi rammenti dei nostri nonni
ed un abbraccio vorrei poter donare, che aiuti noi tutti a sentirci ricchi comunque in questi giorni difficili
perchè ricchi siamo
anche se ora ci sembra di no

è come se noi tutti vivessimo una specie di dopoguerra.
abbracciamoci, e facciamo qualcosa di vero ed importante per i nostri figli, per noi stessi  e per il nostro bellissimo paese.
senza troppo lamentarci, per favore.
con dignità.

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